Inserimento socio-lavorativo dei Rom: le proposte della provincia di RC

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da http://www.strill.it

di Josephine Condemi – “I Rom per tradizione e cultura lavorano il ferro: per secoli attraverso questa lavorazione hanno trovato sostentamento per le loro famiglie. Purtroppo la legge nazionale non consente che una persona possa andare a recuperare ferro dai rifiuti o dai campi per poterlo riciclare: abbiamo così la necessità di creare un regolamento che consenta di fare la raccolta di materiale ferroso e rifiuti ingombranti anche a piccoli ambulanti, così da avviare una raccolta ambulante del ferro”: così il presidente del Consiglio Provinciale Antonio Eroi intervenendo al seminario “Lavoro e Habitat: strategie di inclusione sociale delle comunità Rom, Sinti e Camminanti” nell’ambito della campagna “Dosta!”.

“Realizzeremo così due obiettivi: l’eliminazione degli ingombranti e l’inserimento lavorativo nel rispetto delle regole della comunità rom”. Giuseppe Postorino, Responsabile Servizio Smaltimento Rifiuti-Settore ambiente, ha spiegato che “è possibile, in base al regolamento vigente, creare un registro degli ambulanti che eserciteranno questo servizio, con la collaborazione delle autorità coordinate dalla prefettura. Esistono già delle esperienze in questo senso, a Bolzano o nell’UPI (Unione Province Italiane) Marche”. In collegamento proprio da Bolzano, Radames Gabrielli, della Federazione Nazionale “Rom e Sinti Insieme”, che si è detto molto interessato ad allargare l’azione fuori dai confini trentini.

“Entro fine 2012, prima che passi alla Regione la competenza ambientale, contiamo di avere già approvato la delibera” ha annunciato Eroi, “delibera che comunque sottoporremo all’interesse dell’ente regionale affinché legiferi al riguardo Potrebbe essere un esperimento pilota nell’ambito della Città Metropolitana”. La proposta provinciale rientra, come ha sottolineato Maja Bova dell’UNAR-Dipartimento Pari Opportunità, “nella Strategia Nazionale 2012-2020 di inclusione di Rom, Sinti e Camminanti di cui la campagna ‘Dosta!’ non è che una parte. Questa strategia, monitorata dalla Commissione Europea, è basata su quattro punti: lavoro, salute, istruzione, casa e soprattutto informazione e formazione riguardo i diritti umani. Sono previsti dei tavoli nazionali che a cascata arrivano alle regioni in modo da creare dei piani di inclusione sociale a livello locale, una vera task force.” “Ma noi vorremmo un filo diretto!” ha evidenziato Eroi. “Siamo disponibili ad attivare uno sportello di informazioni se dal ministero ci mandate un esperto, così da avere delle ricadute immediate sul territorio”.

Non solo proposte lavorative e formative: riguardo il problema degli alloggi, dopo l’intervento del sindaco di Melito P.S, Gesualdo Costantino, sullo sgombero del campo rom del paese e sul corso di alfabetizzazione partito il 1 dicembre, è stata la volta di Alessandro Petronio, psicologo, coautore di una ricerca proprio su questi temi: “i nostri studi hanno dimostrato che c’è una relazione importante tra la dislocazione, il reddito e la dispersione scolastica. Chi non vive in condizioni di concentrazione, di quartieri ghetto, guadagna meglio e manda i figli a scuola. La dislocazione, ovvero l’inserimento di 2 famiglie rom in un condominio di 10 appartamenti, per fare una proporzione, è la soluzione più adeguata”. Ad oggi, ha spiegato Giacomo Marino dell’Opera Nomadi RC, “vivono a Reggio circa 300 famiglie, di cui 20 ancora nelle baraccopoli e 105 in dislocazione equa. Gli altri sono in quartieri che riproducono una concentrazione insostenibile”. L’integrazione sembra ancora lontana, ma sapere cosa fare è già qualcosa.

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