Il movimento…sei tu? Beppe Grillo a Reggio Calabria

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da http://www.strill.it

Di Josephine Condemi- Il primo impatto con il Movimento 5 Stelle è un ragazzo gentile, che garbatamente mi spiega come stiano raccogliendo delle firme per le politiche, come si stia creando un gruppo nella nostra città, con dei candidati, come potere dare un’occhiata al sito cittadino e/o nazionale, per dare personalmente un contributo sulle tematiche proposte e partecipare alle riunioni territoriali. Mi lascia un volantino: “Il movimento…sei tu!”, con cinque (guarda caso) punti: sviluppo (green economy ed ecosostenibilità), legalità (lotta alla mafia, trasparenza amministrativa, niente condannati in Parlamento, valorizzazione trasporti), ambiente (acqua pubblica, rifiuti zero, rinnovabili, riqualificazione energetica degli edifici), cittadini (niente rimborsi elettorali, niente province, niente sprechi, partecipazione attiva, referendum propositivi senza quorum), cultura (wifi gratuito per tutti, promozione del patrimonio culturale locale, insegnamento educazione civica).

Mi avvicino quindi al gazebo a Piazza Camagna: in primo piano, confronti impietosi di stipendi e vitalizi dei politici italiani con la media UE, un cartello apposito sulle primarie PD (“4 milioni di persone alla ricerca della democrazia, 8 milioni di euro nelle casse del PD”), uno sul consiglio regionale (“si è riunito 20 volte in un anno e mezzo. Il più pigro d’Italia”).

Poi, arriva Grillo, tra due ali di folla. Sale sul palco e comincia a parlare in quello che dovrebbe essere dialetto calabrese, con delle frasi che vogliono essere tipiche (“cumbinati a tri tubi” e cose così). Quindi, esordisce in italiano: “ero già venuto qui quando ho fatto la traversata da Cannitello a Messina. Sono partito in mezzo alla fogna e sono arrivato nella fogna. Ma siamo qui stasera perché non dovete disperare, c’è una speranza: lo so, siete commissariati, ma in tutta Italia è così, è un sistema che sta crollando. Si stanno frantumando, in mille movimenti, ma un movimento si crea dal basso, non perché c’è Montezemolo. Noi è sei anni che lavoriamo sul territorio”.

Grillo, il programma non lo dice, almeno apertamente (“ci sono le televisioni, se volete ve lo andate a cercare”). Si concentra sulla crisi di governo:  “Monti si è sfiduciato da solo, ha dato le dimissioni, non ha chiesto la fiducia al Parlamento, ora non sappiamo niente: quando votare, quando si scioglieranno le camere, è tutto complicatissimo”. Un sistema marcio e complicato, appunto (“la complessità politica è una presa per il culo”). Quindi: amici/nemici, con noi o contro di noi, bene/male.  Evidenzia il risultato delle elezioni online (non chiamatele primarie): “le abbiamo fatte tre mesi prima che si votasse, senza pagare una lira! E quale partito vi fa conoscere i candidati tre mesi prima? Sono persone normali, c’è di tutto, operai, disoccupati, laureati” (poi più avanti invece dirà che “il più scemo c’ha la laurea”) e invita a salire sul palco le candidate reggine. “Perché quando il voto è libero la gente vota le donne”, e ancora “dicono che non hanno esperienza, ma una madre con tre figli se riesce a far quadrare la famiglia c’ha due palle così”.

Le ragazze candidate sono laureate, hanno un’espressione intelligente, ma questo dovremo farci bastare. Grillo le lascerà lì per tutto il tempo, vallette mute che neanche ai tempi di Mike Bongiorno. Le indicherà quando parlerà ripetutamente di “persone normali” ma non è il loro format. Sul palco parla solo lui. E parla di popolo, di gente.“Guardate qua, Camagna, il popolo gli ha fatto un monumento” (sotto c’era scritto 1924 ma evita di leggerlo). Popolo che deve prendere il potere, partecipando: “non è vero che la tecnologia è difficile, è semplice, io per primo ho imparato” (ma più avanti impreca tra i denti un “maledetto IPad” perché non riesce a leggere il documento del patto di stabilità); “noi possiamo andare in Parlamento, ma fuori dovete esserci voi”. La parte del discorso (non chiamatelo comizio) più estesa è dedicata ai fallimenti del sistema: (“passano il tempo a dirci come dovrebbe essere un mondo che hanno distrutto loro! Uno che dica: ‘scusate, abbiamo sbagliato?’ No, continuano!” “Leggiamo il patto di stabilità: tagli alla sanità, affievolimento illuminazione pubblica, per finanziare l’editoria fallita! C’è pure un finanziamento ad una banca dei Caraibi!”e “Monti è stato messo dall’UE perché il nostro debito era in mano alle banche francesi e tedesche. Se lo sta ricomprando la BCE, appena avranno finito ci molleranno” fino a “Monti è lo spread. Fa tutto lui. L’economia reale è sparita”).

Tra le proposte, oltre alla lotta contro gli sprechi della casta, rivendicando gli stipendi degli eletti M5S (2.500 euro i consiglieri regionali siciliani al posto di 17.000), colpisce “un software che controllerà i dati all’inizio e alla fine della carriera parlamentare dei politici. Se ci saranno irregolarità, scatterà l’indagine giudiziaria e i soldi dovranno tornarli indietro!”, oltre che una Banca di Stato e l’abolizione dell’Imu sulla prima casa (“perché il Nano non è che adesso dice sempre cose sbagliate. E’ che le sputtana le cose che dice. Stiamo facendo uno studio perché la prima casa sia impignorabile”).

Fa in tempo a prendersela con la stampa presente (“giornalista, tu  fai l’articolo con le cose che dico io perché non riesci a pensarle. No, scherzo” e ancora “Voi siete tutti di La7, Mediaset, Rai” e invano un operatore gli rispondeva “guarda che la maggior parte siamo di tv locali”) e ad affermare che “non vogliamo più persone dietro i personaggi, non abbiamo bisogno di leader. Se entreremo in Parlamento, ci saranno dei portavoce, non io, io aggrego solo persone”. E quando qualcuno, dopo l’elencazione dei mali della politica, grida “Fanno schifo” Grillo puntuale replica che “fa schifo tutto, facciamo schifo anche noi che per 20 anni abbiamo sopportato e permesso che accadesse”.  Ma ora “non dobbiamo perdere questo treno, altrimenti si arriverà alla violenza per le strade, come è successo in Grecia”. E chiude con una storiella con il solito calabrese stentato e incomprensibile. Per la gente.

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