Narrazioni altre sull’emigrazione meridionale contemporanea: il progetto “Sud Altrove”

sud-altrove-manifesto

da http://www.strill.it

Di Josephine Condemi – “Da qua se ne vanno tutti/da qua se ne vanno tutti/ non te ne accorgi ma/da qua se ne vanno tutti” cantava Caparezza qualche tempo fa. Un ritornello che torna spesso in testa, leggendo “Sud altrove”, il libro realizzato da LiberaReggio LAB in collaborazione con terrearse.it e cofinanziato dall’Agenzia Nazionale per i Giovani nell’ambito del programma UE “Youth in Action”. Un libro in licenza Creative Commons, ovvero scaricabile gratuitamente online (http://terrearse.it/dossier/sud-altrove/sud-altrove-il-libro/).

Una ricerca che racchiude testimonianze, dati, storie, per cercare di indagare il fenomeno della migrazione da Sud Italia verso l’altrove. Il Nord del paese, prevalentemente, ma non solo. Una dinamica normale, in un mondo globalizzato, se non fosse un movimento imponente (secondo i dati Svimez 2012, negli ultimi 10 anni oltre un milione e 350mila persone), spesso unidirezionale, che sembra, come scrive nella prefazione Alessio Magro, “sempre di più un atto d’accusa e sempre di meno una comoda fuga”.

Un altrove, cercato prevalentemente, dagli anni 90 in poi, da giovani scolarizzati/altamente scolarizzati e donne, che vede la Calabria e l’Area dello Stretto in prima linea: secondo i dati ISTAT 2011 la popolazione calabrese si è ridotta rispetto al 2001 del 2,8 %, Reggio Calabria del 2,4% (5.472 individui), Messina del 4,6% (12.008 individui). E se “vivere per addizione”, per riprendere la felice formula coniata da Carmine Abate, è la condizione del nostro tempo, fa specie considerare che la percezione dell’emigrazione si sia spostata verso i non-italiani (emigranti sono sempre gli altri) anche se i motivi che spingono a lasciare il posto dove si è cresciuti sono sempre (come sempre) legati più alla necessità (intellettuale, oltre che materiale) che alla sacrosanta curiosità.

Emigrazione, emigrazioni: le quattro storie di emigrazione criminale raccontate da Francesca Chirico (dall’archivio stopndrangheta.it); l’intervista ad Angela Bubba, già tra i primi dodici allo Strega (“sono andata via perché nessuno mi prendeva sul serio”); il progetto di iovogliotornare.it  (primo social network dedicato ai fuori sede per incrociare domanda e offerta) nelle parole dei due calabresi promotori; l’intervista a Raffaella Cosentino, giornalista a Roma, per parlare del cono d’ombra informativo sulla Calabria (“nelle redazioni giornalistiche la Calabria è vista come un buco nero dove può succedere qualsiasi cosa e nessuno si stupisce di niente”)  e della falsa dicotomia partire/restare (“la differenza la fa l’impegno. Il punto è che fanno di più dieci che se ne sono andati e continuano a impegnarsi per la Calabria che cento che sono rimasti e non fanno niente. O che vivono nella rassegnazione e non sono felici di stare in Calabria […] Ma c’è un’emigrazione di massa. Quali sono le cause? Dobbiamo chiedercelo. E’ non riuscire a sentirsi sereni nella propria terra. E’ vedere che non ci sono possibilità”).

E poi le “politiche regionali di contrasto all’emigrazione dei giovani meridionali” (con gli esempi di “Master and Back” della regione Sardegna e di “Bollenti Spiriti” della regione Puglia) e le voci, tante, di chi l’emigrazione la vive (più o meno consapevolmente) sulla propria pelle: gli ultimi capitoli del volume sono dedicati ai risultati di un sondaggio online e dell’iniziativa “Emigrare è” lanciata su Twitter. Il libro è accompagnato da un documentario che sarà proiettato prossimamente in diverse città italiane (prossime date: Roma, 2 marzo; Cosenza 20 marzo; Reggio Calabria 30 marzo; Bologna 12 aprile), e alcune copie cartacee verranno donate alle scuole superiori della provincia di Reggio Calabria, perché sia spunto di riflessione nel momento in cui occorre decidere cosa fare del proprio futuro.

Perché si incominci ad analizzare, capire, chiamare le cose per nome. Che si parta o che si resti, scrollarsi di dosso la sensazione di inutilità e impotenza. E lasciarsi finalmente alle spalle Malinconia.

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