L’Italia sugli orli: Beppe Severgnini a Reggio Calabria

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da http://www.strill.it

Di Josephine Condemi- Beppe Severgnini è a Reggio Calabria, in occasione del Bicentenario del Liceo Classico “T. Campanella”, che insieme al Circolo Rhegium Julii ha organizzato la presentazione del suo ultimo libro, “Italiani di domani”. Partiamo proprio da qui.

Il libro si apre e si chiude citando la canzone dei Fleetwood Mac, “Non smettete di pensare a domani”… dopo queste elezioni, molti quando ci pensano si fanno prendere dall’ansia: tu questo domani dell’Italia come lo vedi?

Complicato, da un punto di vista politico, perché quello che è accaduto alle elezioni (tre partiti che hanno preso più o meno gli stessi voti) è una conseguenza inevitabile di una brutta legge elettorale … Sono convinto che qualcosa escogiteremo: la nostra Costituzione è buona, abbiamo un Presidente della Repubblica saggio. Penso che Napolitano in queste ore si stia veramente rammaricando del fatto che Monti abbia scelto di fare il candidato, perchè Monti in un momento così avrebbe potuto essere una risorsa, e adesso diventa difficile se non impossibile.

Mi preoccupa ancora di più che l’attenzione (necessaria) per risolvere questa situazione distrarrà ulteriormente il paese da quelle che sono ormai delle emergenze: il lavoro, soprattutto per i ragazzi, e, in generale, la ripresa economica. Io non credo alla decrescita felice di Beppe Grillo, penso che un paese debba crescere:  questo non vuol dire aiutare i fanatici della crescita drogata, a tutti i costi, però è anche vero che un’economia che cresce vuol dire lavoro, possibilità, soldi per la sanità e l’istruzione. Chi parla di decrescita felice di solito è un ricco signore che sta in un bellissimo posto in campagna ed è convinto di poter vivere con gli ortaggi e la pesca del fiume vicino: fantasie che una persona del XXI secolo dovrebbe trattare con grande cautela.

Scrivi che per raccogliere non occorre solo seminare ma conoscere anche semente e terreno …  gli italiani ce l’hanno ancora questa capacità, o l’hanno un po’ persa, specialmente quando si tratta di se stessi?

Siamo stati illusi e delusi molte volte. Oggi qui ho ricordato come ci sia questo grido di dolore, questa disperata richiesta di aiuto, sempre la stessa, che una volta prende la strada del voto politico, una volta del referendum, un’altra volta di Tangentopoli: in qualche modo siamo un paese che vuole cambiare ma non ce la fa, perché forse non ha la coerenza di farlo ma anche perché non viene aiutato dall’alto.

Leader viene da to lead, condurre, invece noi abbiamo sempre avuto leader che ci hanno detto più o meno quello che volevamo sentirci dire. Conoscere semente e terreno è fondamentale, io vengo da generazioni di agricoltori e questo mi è molto chiaro, credo però che la gente vada aiutata a insegnare e imparare a conoscere semente e terreno.

La scuola, la leadership, la dirigenza politica sono importanti. In Italia c’è una classe dirigente che ha pensato di arredarsi il nido, di sistemare amici e parenti ed ha sostanzialmente un po’ abdicato, anche perché la parola classe dirigente in Italia è stata sempre un po’ vista con un misto di invidia e sospetto insieme, che è una cosa gravissima. Invece classe dirigente in un paese non vuol dire aristocrazia, ma reclutare da tutte le fasce sociali: se uno viene da una famiglia di mezzi economici modesti, ma studia, è in gamba, si inventa qualcosa, e poi diventa, che so, il capo di un industria,  fa parte della classe dirigente. Questo tipo di ruolo è stato un po’ trascurato.

Scrivi di un’intelligenza asfissiante degli italiani che li penalizza…

Intelligenza asfissiante è un’intelligenza che leva il fiato, che vuole decidere se qualunque norma civile, fiscale, morale si adatta al nostro caso: viviamo in questa condizione perenne di giudici, imputati, avvocati di noi stessi.  Un’intelligenza instancabile nel trovare scorciatoie, vie d’uscita, che funziona, perché alla fine qualche risultato di breve periodo si porta a casa. Però la vera intelligenza spesso è quella di decidere di rispettare una regola. Se c’è un semaforo rosso io non passo, non devo essere intelligente per capire che tipo di semaforo rosso è, devo fermarmi e basta. Questo tipo di intelligenza a noi è sempre mancata.

“L’esperienza è un antipasto preparato da qualcun altro. Si può assaggiare o rifiutare, e in ogni caso non bisogna consumarne troppo”. E’ un invito alle nuove generazioni a fare da sé?

Non sono stato eletto in Parlamento (aveva ricevuto una proposta di candidatura, ndr) non farò parte del governo… cosa può fare uno come me? Può stimolare, provocare, criticare, entusiasmare,  con le cose che scrive,  quando mette la faccia in tv… a me come giornalista tocca ricordare che pagare gli interessi del debito pubblico equivale a pagare l’intera spesa per l’istruzione, quindi lo spread è importante, perché più cresce più salgono gli interessi sul debito. Un giornalista, uno scrittore, può fare osservazioni di questo tipo e può cercare di dare ai ragazzi che lo leggono l’entusiasmo di cercare di fare windsurf sulla palude.

Nel tuo recente viaggio in treno da Trieste a Trapani passando da Reggio hai scritto: “l’Italia sugli orli ha sempre un certo fascino” e hai citato Fossati, “qui non c’è più terra dove andare”… si sente che hai nei confronti della nostra città un atteggiamento di stupore, come se volessi capirne il meccanismo, un punto di vista verso qualcosa che ti affascina… 

La vostra è una terra che conosco poco. La conosco da italiano, ne conosco la storia, ne leggo le vicende politiche e economiche, quello che succede ma anche quello che non succede:  come giornalista italiano ho quel misto di conoscenza e capacità ancora di stupore. La vedo spesso con lo stupore da  viaggiatore.  Non vengo qui a fare conferenze sul perché hanno sciolto il consiglio per la ‘ndrangheta:  uno può venire qui e  per qualche tempo fare il viaggiatore e non il giornalista. Le cose le so, le commento e ci penso, ma non è un interesse personale ma nazionale, patriottico, penso che un paese come l’Italia non possa farne a meno.

Capisco inconsapevolmente che è un posto di grande potenzialità, e poi mi ispira, non so cosa dirti: oggi a Bagnara ho fatto una foto, ‘Tirreno del Sud con scirocco’, l’ho twittata e ha avuto un grande successo. Mi sono accorto che ero l’unico a vedere quei colori fantastici, chi era con me al momento non li aveva visti, ma è normale che chi vive in un posto lo veda con occhi ben diversi (magari vede la spazzatura che non viene raccolta, le cose che non funzionano)…

Un altro esempio curioso è che pur non avendo scritto molto di Calabria, nel meridiano sugli scrittori di viaggio cosa sono andati a prendere? Le pagine sulla descrizione della costa jonica calabrese nel viaggio in macchina da Muggia a Ventimiglia che avevo  fatto nel ’90… Di tutti i libri sull’America, i reportage sulla Russia, sulla Cina… hanno preso quelle pagine lì. Io credo alle coincidenze.

L’Italia sugli orli, la periferia ancora una volta frontiera e specchio di una nazione. Stando attenti a non cadere.

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