Semiacustica: la musica del sentire (e del pensare) a Himmini

himministalkingfemme

da http://www.strill.it

di Josephine Condemi – Semiunplugged. Staccando la spina ma non troppo. Roberta Cartisano, Teresa Mascianà, Sabina Caruso per la serata conclusiva della rassegna Himmini hannosuonato in versione acustica, ma senza farsi mancare qualche incursione con la chitarra elettrica e i sintetizzatori. Arrivano alla pancia e alla testa.  Perché

cantano a turno come soliste, ma sono pronte a farsi i cori, scambiarsi i ruoli, accompagnarsi. Perché nonostante ognuna abbia un’impronta musicale ben definita (più jazz Roberta, rock robusto per Sabina, pop/rock con profili britannici per Teresa) insieme fanno una vera polifonia. Strumenti, voce, suono. Lontane dall’ansia dell’applauso ma con la voglia di comunicare/condividere e raccontarsi, in una serata intima e vissuta semplicemente.  Un piccolo incantesimo, con la musica del sentire e del pensare al primo posto, non il protagonismo.

Poi le incontri, dopo il concerto, e l’impressione si rafforza, con Roberta che ti parla con pacatezza, sussurrando, dell’ultimo disco, che finalmente potrà presentare qui perché “nel 2011 quando è uscito il primo non c’erano gli spazi adatti”, che quando le chiedi qual è il retroterra delle sue canzoni, ti dice in fretta che “mi sono laureata in filosofia, ho preso pure un diploma in estetica ma è stato tutto per la musica, per una ricerca mia”; con Sabina entusiasta dell’esperimento riuscito con la batteria (“non l’avevo mai suonata prima d’ora”) che ti racconta di come a 24 anni si è detta di provare (“era un punto di svolta”) e “incredibilmente mi hanno risposto, producendo il primo disco”, e solo dopo un po’ scopri che nel 2011 “sono stata alla Biennale di Venezia il progetto ‘Di verso da’ di cui ho curato le musiche”; con Teresa che “la musica mi permette di trovare una dimensione casalinga, quando suono sono sempre a casa” perché il primo disco ha avuto così tanto successo in Inghilterra che “il prossimo lo stiamo facendo bilingue, la musica ti apre tante porte”.

Sabina vive a Catania, Roberta e Teresa sono reggine, la prima ha deciso di andare, a Milano, la seconda di restare.  Hanno deciso di intitolare il concerto “Stalking femme” perché, dice Teresa, “a furia di parlare delle cose, di nominare una parola, la gente si rende conto, associa una situazione ad un fenomeno, lo stalking, che viene scambiato a volte per troppo amore e invece è malattia”. Ma guai a dare loro delle femministe.  Ci tengono soprattutto a raccontare storie.  Sulla pluralità di essere, irriducibilmente, Himmini.

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