Sul futuro del giornalismo (se non sei la soluzione…)

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A volte, basta poco. Tipo: digitare un paio di giorni fa su Google “nuovi modelli di business giornalismo” e trovare questo post di un blog dalla Spagna. Spagna che, ho scoperto ieri, dopo l’ondata zapaterista viene considerata molto poco appetibile dai grandi media nazionali (al punto da pensare di togliere la corrispondenza da lì, perchè economicamente poco fruttuosa).

E’ sempre costruttivo imparare le logiche che hanno regolato (continuano a regolare) il mercato dell’editoria. Specialmente quando le si ripete in un momento in cui è palese come queste logiche non funzionino più. Si ha il paradosso di una narrazione sempre più concentrata su se stessa, perchè “la Grecia non è mai stata in primo piano, purtroppo” , la Spagna dopo Zapatero chissenefrega, l’Italia meridionale, cioè da Roma in giù, è più o meno un buco nero. Ma, insegnano, che se non sei la soluzione allora sei parte del problema, no?

No. Intanto scopri che, a distanza di un anno dal post del blog italo-spagnolo “con le mani in pasta”,  proprio stamattina Linkiesta ha ritenuto opportuno riprendere il tema, probabilmente sull’onda dello sciopero e dei tagli in Rcs…

Nella ricerca fatta su Google qualche giorno fa, scopri un’altra cosa curiosa: nella sezione dell’ottimo EJO al tag “modelli di business” troviamo un articolo del 2012 titolato “Per Pubblico la carta è ancora irrinunciabile” (si sa com’è andata a finire) e un pezzo, invece, del 2013 sulle tendenze USA, “Il futuro del giornalismo è paperless”.

Sulla questione riflettono da tempo Giuseppe Granieri e Mario Tedeschini Lalli, non senza ovvie e costruttive divergenze…

Perchè questa storia dei nuovi modelli di business ne trascina altre, epistemologicamente dense: il ruolo dell’obiettività del giornalista (la sintesi tra Granieri e Tedeschini Lalli fornita da De Biase necessita a mio avviso di un approfondimento ulteriore), dei valori-notizia, dell’in-formazione in senso lato (quindi il legame con la formazione, ad esempio)…

Dovrò tornarci, su questi punti, e so che ci passerò più o meno allegramente i prossimi mesi (il testimone/testimonial, quindi il consumo come dimensione esistenziale, per esempio, ma non solo)…

Però, da queste parti, che sono quelle dello scambio complesso, appunto che se non si esce dalla logica centro/periferia, quindi se non si attivano delle reti differenti di collaborazioni per coprire i punti che sembrano secondari ma sono in realtà di frontiera, non credo si raggiungerà un’informazione efficace ai tempi.

Ma ne riparleremo presto…

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