Con gli occhi addosso al cielo: Massimo Capaccioli al Planetario Pythagoras

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da http://www.strill.it

Di Josephine Condemi – Telescopio. Lo strumento che osserva lontano, quindi ob-serva custodendo, salvando, guardando il cosmo. Tenendogli gli occhi addosso. “Tutte le più grandi scoperte astronomiche sono state fatte utilizzando gli strumenti migliori dell’epoca” ha affermato Massimo Capaccioli al Planetario Pythagoras. Ma lo strumento, da solo, non basta.

“Napoleone diceva che i generali non devono solo essere bravi ma anche fortunati”: Capaccioli racconta quindi la storia di Arminio Nobile, astronomo di Capodimonte che a fine ‘800, incaricato di condurre le osservazioni italiane sull’eclissi totale di Sole visibile dalla Sicilia, inviò lo strumento per una messa a punto alle case di produzione, in Francia e in Germania. Peccato che nel 1870 scoppiò la guerra franco-prussiana e lo strumento non tornò mai indietro.

“Poi si buttò su un’idea straordinaria, misurare la velocità del sole nella galassia, ma usando un principio fisico sbagliato, cosa che gli procurò un enorme discredito. Per cui quando riuscì a misurare le oscillazioni dei poli (la scoperta della sua vita)  ebbe paura: pubblicò in una rivista sconosciuta e un tedesco, poco tempo dopo, facendo dei calcoli migliori, riuscì a prendersene il merito. Nobile scrisse: ‘Io muoio distrutto, forse qualcuno un giorno mi renderà giustizia’ e da lì siamo partiti per cercare di mettere un po’ d’ordine nella sua storia”: Capaccioli infatti ha pubblicato con Silvia Galano “Arminio Nobile e la misura del cielo” proprio sulle disavventure e sulla voglia di scoperta dell’astronomo napoletano.

Anche Capaccioli è alle prese con un telescopio, ma a fare la fine di Nobile proprio non ci tiene. Eppure, ha rischiato grosso: “dal 1993 dirigo proprio l’Osservatorio di Capodimonte e avendo ricevuto dei fondi cospicui ho pensato, nel 1998, di fare crescere il know-how napoletano realizzando il più grande telescopio della propria categoria, consegnandolo poi allo European Southern Observatory (ESO) in modo da azzerare i costi di gestione avendo in cambio tempi di osservazione.” E’ cominciata così l’avventura del VST, Verylarge Survey Telescope, per continuare a tenere gli occhi addosso al cielo: “volevamo un telescopio che avesse 2,5 metri di specchio, con un’ottica attiva (che aggiusti attraverso dei sensori la posizione degli specchi), con un campo di vista (la regione del cielo fotografabile in un colpo solo) enorme, con una risoluzione (la capacità di vedere i dettagli) altissima”. Nel 2001, la spedizione dello specchio principale in Cile, a Cerro Paranal, nel miglior sito astronomico al mondo, gestito appunto dall’ESO. Ma lo specchio arriva rotto. Viene rifatto, consegnato, nel 2009 viene spedita la cella per i sensori anti-sismici e ottici… ma arriva allagata. “E finalmente, nel 2011 abbiamo ricevuto le prime immagini del VST”. Ma perché tutta questa fatica? “Perché oggi sappiamo che il cosmo è vasto, profondo, in evoluzione, e per studiarlo dobbiamo fotografarlo molte volte con i migliori strumenti. ” Il VST, con il suo campo di vista di un grado quadrato (4 lune piene), promette molto bene. Gli obiettivi sono i fenomeni “rare and unknown”, rari e sconosciuti.

“Abbiamo tre grandi programmi: uno sulla ricerca della materia oscura, l’altro sulle oscillazioni barioniche, cioè quelle oscillazioni acustiche viste nella radiazione cosmica di fondo che dovrebbero essere riprodotte dalla materia ma non è mai stato verificato, e poi sulla ricerca delle supernovae. Ma le scoperte più importanti del VST saranno quelle che avverranno per caso: immagini di andare in un bosco a cercare porcini. Se uno è bravo, torna a casa con un cesto pieno. Ma avendo gli occhi aguzzi, guardando in giro potrebbe trovare un doblone d’oro dimenticato (una cosa nota, ma che non si sapeva fosse lì) o ancora meglio una specie di erba o fiore mai vista, oppure un fenomeno di cui non si aveva contezza. VST deve trovare cose nuove e le troverà: telescopi di questo genere hanno sempre cambiato la nozione e la percezione del  cosmo”.

Tempo: 10 anni. “Perché poi gli americani finiranno il supertelescopio, da 6 metri di specchio, quindi il nostro diventerà di secondaria importanza. Adesso è il primo al mondo.” Da Capodimonte. Puntando, senza neanche nasconderlo troppo, al Nobel. Nobile sarà contento. Continuando a cercare la misura del cielo.

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