Di cortocircuiti binari… (sul 20credici parte seconda)

cambio-delle-marce

L’azione è manichea, avevamo detto.  Riservandomi di trattare il tema del tradimento presto (al più presto), notiamo che pure il pensiero tende ad essere sempre più manicheo.

“Abbiamo imparato che dobbiamo difendere i pluralismi fondamentali come le pupille dei nostri occhi. Abbiamo imparato che la libertà non è una moneta di scambio per l’uguaglianza, e che l’ordine acquisito a prezzo della libertà è un ordine servile. Abbiamo imparato che l’idea ”elezioni=trappola’ racchiude in sè una trappola ancora più grande di quella denunciata, che vale più un cattivo controllo dei controllati sui loro controllori che una totale assenza di controllo… il suffragio universale e le elezioni pluripartitiche sono il modo, certo insufficiente, elementare, fallibile, ma ancora l’unico modo per controllare gli Stati-Nazione che ci controllano”.

E’ curioso come questa parte (sempre da E. Morin, “Il gioco della verità e dell’errore“) che non ho inserito nel post 2ocredici  per non farlo (ancora) più pesante, sia stata poi, per me (come spesso succede) la parte che mi ha accompagnato di più, in questi mesi.

Sono mesi che dovrei scrivere questo post. Ci penso da subito dopo le elezioni.

Lo scrivo oggi. Oggi, “the day after” la (ri)elezione del Presidente della Repubblica. Oggi, il giorno della conferenza stampa di Grillo (e del golpe che diventa golpino). Di Grillo che accetta le domande dei giornalisti.

Su tutta questa storia del Presidente della Repubblica, mi viene da dire che non siamo ancora usciti dalla sindrome da attesa di giudizio (v. qui, qui e qui).

La narrazione politica continua a intersecarsi con quella metafisico-sacrale. Abbiamo ancora bisogno di un Qualcuno che ci tiri fuori dai guai, quindi di un capro espiatorio da individuare (meglio se tanti, c’è più gusto).

Il 2013, l’anno della fede, è diventato non l’anno della fiducia ma l’anno dell’affidarsi (ancora, ad un Qualcuno).

“Nel corso della storia […] la strategia ha ceduto il passo all’obbedienza militare. La visione dialettica della lotta è divenuta manicheismo. Il linguaggio della persuasione è divenuto litania. Il partito-mezzo diviene il partito-fine. Il militante diventa incapace di comprendere i non-militanti, o i militanti di altre cause. Li vede tanto più alienati e incoscienti quanto più egli stesso si aliena nel proprio partito e quanto più perde consapevolezza della multidimensionalità della realtà umana, sociale, culturale, che egli riduce monotonamente al proprio schema politico” citavo qui .

E si parlava del rischio di una fede fanatica (religiosa, scientifica, politica) sempre forte. Ieri ho letto questo editoriale, che mi ha colpito. Così come mi aveva colpito, qualche mese fa, quest’analisi di Amenduni sul nuovo bipolarismo all’italiana, “Kasta versus gente”. Al posto di “Sei Stato tu?”, “Sei Kasta tu?”.

Quindi, dentro o fuori. Rivoluzione (che poi, a guardare un po’ più strambamente, ri-volgersi vuole dire volgersi contro ma anche volgersi indietro… a seconda del sole che ci si è scelti…)

La palingenesi pare passare, ultimamente, dall’inclusione/esclusione in reti socio-informatiche.

Il codice informatico si regge sulla binarietà (così come il modo di ragionare occidentale, ma non divaghiamo).

Le relazioni umane (così come le identità) sono invece sempre sfumate.

Su questa storia della rete come democrazia assoluta (fuori dallo spazio-tempo) se ne scrive da un po’.

Il mito viene declinato in chiavi diverse: dall’avvento di una società cosmopolita planetaria (v. Levy , quindi la tradizione illuminista-liberale) al grande sogno della democrazia diretta, trasparente, che rischia di assumere caratteristiche anarco-comuniste (v. Vetere).

“Il cyberspazio incarna la più alta libertà di parola. Qualcuno potrà sentirsene offeso, altri potranno apprezzarlo, ma il contenuto di una pagina Web è difficile da censurare. […] Un diritto d’espressione così illimitato, con dei costi di pubblicazione così bassi, fa del Web una grandissima manifestazione di democrazia. […] Il risultato più affascinante del nostro progetto di mappatura fu la scoperta di una totale assenza, nel Web, di democrazia, equità e uguaglianza. Imparammo che l’unica cosa che la topologia permette di vedere sono il miliardo di documenti ivi contenuti. […] Per essere letti bisogna essere visibili […] La mappa riportata dal nostro robot diede prova di un alto numero di disparità nella topologia del Web. […] Così come nella società umana pochi individui, i connettori, conoscono un numero insolitamente alto di persone, l’architettura del WWW è dominata da pochissimi nodi altamente connessi, o hub. […] Gli hub sono la più netta smentita alla visione utopica di un cyberspazio ugualitario. Certo, tutti abbiamo il diritto di mettere in rete ciò che vogliamo. Ma qualcuno lo noterà? Se il Web fosse una rete casuale, tutti avremmo la stessa opportunità di essere visti e sentiti. Collettivamente, creiamo in qualche modo degli hub: sono i siti a cui tutti si collegano”: questo brano è tratto da “Link” di A.Laszlo Barabasi, ricercatore sulle reti complesse.

Quindi gli hub si creano collettivamente. Con la partecipazione di tutti.

Che da orizzontale diventa verticale, con un feedback che risponde e ritorna all’orizzontalità, rappresentata però dalla verticalità che non è “portavoce” di una massa indistinta ma di persone-corpi che hanno trovato/devono trovare una mediazione (base della civile convivenza).

Una verticalità che non è quindi una trasmissione unidirezionale ma vive di scambi e comunicazioni, all’interno e all’esterno.

Partendo dal situarsi.

Questo, a mio avviso, è il problema non solo dei partiti ma anche del “movimento” (v. le domande di Anacronista e, a proposito di situarsi, la mia esperienza con i 5S qui).

Indicare, dall’alto di una qualunque superiorità, le magnifiche sorti e progressive, è sempre stato di moda.

Scendere dal piedistallo e situarsi, sarà sempre più necessario.

Il cortocircuito binario è che, in Italia, come sempre, da una parte si chiede più “potere”, dall’altra si cerca sempre “Qualcuno” a cui affidarlo/affidarsi per prendersene i meriti e dargliene la colpa…

Questo richiama i concetti non solo, dicevamo, di tradimento, ma di legittimità e responsabilità… Ne parleremo, prima o poi…

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8 thoughts on “Di cortocircuiti binari… (sul 20credici parte seconda)

  1. Cara Josephine, capisco e in parte condivido la tua riflessione. Ci sono piccole grandi contraddzioni nel Movimento. Questo “affidarsi” vrrei però dire che sembra quasi necessitato dai meccanismi mediatici. Mi spiego. Sarebbe stato possibile portare avanti una pratica come quella del m5s senza una figura così mediaticamente potente come quella di Grillo? Io penso che il m5s sia in parte consapevole di queste contraddizioni, ma chiuda un occhio perché su questa verticalità ha basato le proprie possibilità di essere mediaticamente forte, persino contravvenendo in parte al principio base che è quello dell’orizzontalità.
    Il manicheismo, vorrei dire, non solo è fomentato dalla dialettica politica grillina, ma anche dai suoi “avversari” e dai media. A cui, credo, abbiafatto molto comodo. Ti faccio un esempio: ieri leggevo Repubblica di Roma, titolone in prima pagina “M5S DISERTA IL 25 APRILE”. Poi, andando a leggere l’articolo, si capiva che non era assolutamente vero. Gli esponentidel movimento avevano semplicemente espresso l’intenzione di trascorrere questa giornata nellepiazze, tra la gente, non in commemorazioni istituzionali. Capisci bene che non si tratta di diserzione. Eppure sulla mia bacheca di facebook tutti gli amici di sinistra erano pronti a scagliarsi contro un movimento “fascsta” e vari piddini si sono affrettati a esprimere invettive sprezzanti. Dio mio, questa è malafede, è disonesto e pretestuoso. Trovo molto più fascista (usando le tue espressioni, “manicheo” ma coperto di buon senso istituzionle e di tutta la retorica del sacrificio per la patria) quello che è stato fatto con l’elezione di Napolitano e tutto il contorno politico che l’ha resa possibile. Ferme restando le contraddizioni, e l’apparente immaturità di un movimento che ancora deve affidarsi a un leader di spicco (spero che presto non ne abbia più bisogno), resta che c’è tutta una classe politica impreparata a concepire una modalità politica altra, lontana dalle “elezioni” cui preferisce i criter delle “cooptazioni” per imperscrutabili interessi personali. Grazie, un caro saluto
    Denise

    • Ciao! Benvenuta da qst parti…
      Le contraddizioni ci sono dappertutto, sempre (basta saperle vedere) 🙂
      Il manicheismo invece punta ad una coerenza “a prescindere” e, come hai letto, non è certo una prerogativa del “movimento” ma una prassi ormai molto più estesa…
      Per inciso: manicheo per me non è solo fascismo, ma anche comunismo o qualunque rigida ideologia che disprezzi la persona.
      Il meccanismo mediale (spec italiano) c’entra, ma fino un certo punto. Parte sempre tutto dalle teste, secondo me.
      Nel “movimento” la contraddizione emerge più forte perchè evidenziare sempre e solo l’orizzontalità occulta (in maniera più o meno pregiudiziale e direi più o meno disonesta) la dimensione verticale…
      Un caro saluto a te!

      • stavo quasi dimenticando: manicheo è, soprattutto, chi cerca di indicare sempre un capro espiatorio secondo la logica amico/nemico di Schmittiana memoria…
        Incoraggiare questi atteggiamenti è politicamente distruttivo (e infatti…)
        Ripartiamo dal situarsi. Dai corpi. Da “Sono Stato io?” e fino a che punto? 😉

  2. In teoria il comunismo non disprezzerebbe la persona, anzi si baserebbe su un concetto più umano, meno degradante e alienante, di persona. E’ la sua banalizzazione o strumetalizzazione che lo rende manicheo (da Stalin a oggi gli esempi non mancano. Sl mio blog ho di recente riportato dei passi da Omaggio alla Catalogna di Orwell, quello del comunismo della guerra di Spagna fu un clamoros esempio di manicheismo interessato, balordo e fascista). Quindi assolutamente condivido l’idea che manicheo sia un'”ipostatizzazione”, un prendere una parte per farne un tutto, da contrapporre in modo cieco e irrazionale a un paventato nemico. E questo si ritrova in molte versioni banalizzate (che sembrano le più attuali) del comunismo, come anche dell’anarchia ecc., che in questo senso – se per esempio proponiamo una coincidenza semantica di “manicheismo” con “fascismo” in senso lato, in parte si potrebbe – sono anch’essi fascisti. Il grande assente in tutto questo è la razionalità, i buoni argomenti, una dialettica disinteressata basata su argomentazioni fondate e non su etichette, pregiudizi, tifoserie da stadio raccapriccianti.

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