Di donne, politica, ventenni, e Calabria (lettera aperta a Marina Terragni)

identità

Cara Marina,

ti ringrazio per l’attenzione e l’amicizia dimostratami, postando sulla mia bacheca Fb il tuo ultimo post. Ti rispondo in questa forma, così (spero) da evitare più possibile fraintendimenti.

Mi dici che sono strana. E’ vero Marina, lo sono. Ma non ci siamo trovate strane fin dall’ inizio, noi due?

Ogni volta che abbiamo chiacchierato, io a tentare di sfumare la tua logica binaria che sfiora il manicheismo, tu a ricordarmi di parlare più chiaro, di non nascondermi dietro le parole.

Quello che invece tento di fare, ogni volta, e sempre più spesso, è un esercizio di traduzione culturale, perchè è sempre più difficile raccontare la mia regione, il posto in cui vivo, e tuttavia penso che sia necessario, sempre più spesso, provare a incrociare le prospettive “dentro-fuori”.

Mi perdonerai, quindi, se per l’ennesima volta il mio ti sembrerà un punto di vista strambo.

Penso che un qualunque discorso politico non possa prescindere, soprattutto in questo momento storico, da percezione, rappresentazione e identità.

E quindi: è bello che tu parli di sud, Marina. E’ bello che te ne interessi, sia in quanto giornalista residente altrove che in quanto membro della direzione nazionale di un grande partito.

Però (e te lo dico fuori dai denti) l’immagine che ne dai rischia di essere viziata da una sorta di esotismo sociale: sud come un luogo astorico, secondo l’equazione ottocentesca per cui più lontano nello spazio è uguale a più lontano nel tempo. E quindi più primitivo.

Il rischio è alto, visto che parli di purezza,  di essere “incontaminati”, e che poni in copertina un ballo tradizionale (come ti accennavo, a guida prevalentemente maschile).

Per questo, la mia preoccupazione (emersa poi in taluni commenti) era che il tuo appello alla cooperazione, “Noi del Nord siamo prontissimi a dare una mano! (già pronte le valigie per emigrare al contrario)”, non fosse percepito come un’invasione, l’ennesima imposizione di un modello unico di stampo paternalista (che ironia, vero?) e funzionalista.

Per dirti: anche l’appello di Farinetti “il Sud come Sharm“, pur essendo mosso dalle migliori intenzioni, da queste parti non è stato visto granché bene, non perchè non si creda alla potenzialità ma perchè sembra, appunto, viziato dal presupposto dell’omologazione dei territori da “bonificare” (altrimenti detto: civilizzare).

Non mi sento di racchiudere tutto il Sud in un contenitore. E soprattutto, più che puri e incontaminati, mi sento di sostenere che, anche qui, siamo tutti contaminati e impuri, per fortuna, visto che l’ossessione della purezza (in politica e non solo) ha sempre portato parecchi guai a chi non rientrava nella categoria (peggio di un letto di Procuste).

Contaminati e impuri nel senso di ibridi. E parecchi lavori (mi viene in mente, ad es., Vito Teti), dimostrano come lo siamo sempre stati. Significa “razza maledetta”? No, semplicemente significa avere una storia dentro la Storia. A 24 anni, poi, mi sento parte di quella generazione che ha fatto proprio, per scelta e/o necessità, il “pendolarismo identitario”: mi definisco e vengo definita alternativamente (ma ovviamente in realtà coesiste tutto) reggina, calabrese, italiana, europea, mediterranea. Abituata a “vivere per addizione”, come tutti. Cercando un equilibrio tra efficientismo e cura delle relazioni, come tutti.

Penso anch’io che è dalle zone di confine che si debba ripartire, ma negoziando sulle differenze.

Ben venga l’appello ad una maggiore partecipazione femminile alla vita pubblica (anche se credo che i focolari tirannici resteranno tali ancora per un bel pezzo, perchè “conviene” anche alle donne). Da subito. Ma spero che (anche) le donne non diventino (ancora) simboli di un qualcosa che non c’è: una regione astorica e quindi inenarrabile.

Una condizione che fa comodo ma deresponsabilizza. Spero invece, che, ognuno/a per la propria parte, possa sempre di più continuare a raccontarla, raccontandosi. E ascoltando(si). Senza complessi di inferiorità o superiorità.

Come al solito, incrociando gli sguardi.

Scusami del tempo che ti ho rubato e a presto, spero.

Josephine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

2 thoughts on “Di donne, politica, ventenni, e Calabria (lettera aperta a Marina Terragni)

  1. non comprendo, Josephine.
    Ho detto che le elezioni regionali sono un’occasione per le donne:
    o preferite continuare con 2 consigliere su 51?
    Ho messo in gioco la mia visione della Calabria: in una dialettica proficua,
    lo sguardo degli altri e delle altre può dirti di te cose che non sospettavi.
    Ho illustrato con una taranta risignificata da ragazze che la usano per dire il loro desiderio di libertà.
    Tante amiche calabresi hanno risposto con interesse e felicità.
    Poche altre -un paio in tutto, fra cui tu- hanno preferito rinserrarsi contro “la nordica” che cerca l’esotismo.
    Non si tratta affatto di questo. Ma ben venga naturalmente anche il tuo punto di vista.
    Anche le “nordiche”, del resto, possono fare qualcosa di buono.
    Per esempio, molti pezzi di Liguria, regione che frequento, sono stati salvati da nordiche
    (come l’inglese Marion Barton a Montemarcello) quando forse i liguri li avrebbero devastati.
    Un torinese, il conte Rivetti, ha dato una mano a fare di Maratea il gioiello che è.
    Ribadisco, Josephine. Non capisco. Ma cerco comunque di ascoltare

    • Mi dispiace essere stata fraintesa. Personalmente non mi “rinserro” proprio per niente. E penso che (e ho cercato di manifestartelo più volte) è solo nello scambio tra persone provenienti da ambienti e storie differenti che si possa crescere. E resto convinta che solo un’alleanza nord-sud possa far ripartire il paese. Non era un atto d’accusa, Marina. Solo, attenzione. La rappresentanza politica (penso) è spesso (quasi sempre) anche rappresentanza culturale. I processi che stanno a monte del 2 su 51 sono molteplici, andrebbero analizzati senza scusanti o j’accuse, ma storicamente analizzati. Non vorrei che anche questa delle donne si trasformasse in una corsa al “potere” intesa come possesso e/o dominio. C’è una riflessione forte da fare alla base. Insomma, oltre alla geografia, terrei conto della storia. Altrimenti sì, si rischia l’esotismo. Ma certo, restiamo in ascolto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...