Di fuoco, foreste, staffette e falò (#FFdG14)

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«L’è un homo novo. C’è da capire se sarà più o meno felice». Alcune cose bisogna scriverle, scriverle e condividerle, prima che il tempo, come al solito, le disperda, inesorabilmente (mood Amletodenoantri: off).

Il mio vicino di posto, nonché “compagno di banco”, ha settant’anni circa. Accanto a lui, la moglie. Stiamo seguendo la seconda parte dell’incontro di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico su open data e grafi sociali, al Festival delle Generazioni di Firenze.

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La sala è impanicata: «I social ci monitorano», «Ho l’ansia» e via di questo passo.

Lui, no. «Se la prendono con loro, ma non sono mica loro, il problema!».

Tranquillo abbastanza, come chi ne ha viste così tante da sapere che in qualche modo ce la si farà. Curioso abbastanza, come chi non vede l’ora di sapere come andrà a finire. Il nostro colloquio parallelo è iniziato quando, vedendomi digitare compulsivamente sul famigerato tablet, mi ha detto: «Io non so come tu fai a fare le cose insieme. Non è che non ascolti, le fai proprio insieme».

Avremmo potuto aprire grandi parentesi su danni e benefici del multitasking, e invece mi becco questa perla: «pensa a quando hanno inventato il fuoco. All’inizio, se ne sono bruciate di foreste! Siamo all’età della pietra, con queste cose. Noi ormai non possiamo fare granché, ma voi…»

Lui è su Facebook, sì, ma «non ci entro spesso e non interagisco molto, ci scambiamo con lei (e indica la moglie), guardo quello che fanno gli altri e basta».

E più che lo stile hacker-punk di Iaconesi e Persico, nota la loro sintonia, e commenta: «hai visto che son bellini? Son proprio una bella coppia!» «Anche voi, mi pare!» «Sì, ma noi certi giorni si litiga forte!» La signora annuisce convinta.

Dal Festival delle Generazioni mi porto a casa e addosso la sensazione di questa tranquilla curiosità e straordinaria normalità. Molto vicina, mi pare, a quella che chiamano saggezza.

Altre istantanee: la signora che in piazza S. Firenze discute con lo steward nero di razzismo, i volontari che con la voce incerta presentano gli incontri ma non si tirano indietro, la molla che fa scattare e fa dire «Io» quando c’è da leggere il brano di Pinocchio per la riscrittura con TwLetteratura, precisando con orgoglio che «Potrei recitarlo a memoria» (e che lettura, in fiorentino!), il fonico che per amore del proprio lavoro se necessario porta in teatro i microfoni da casa. I consigli del prof. Boccia Artieri. Le chiacchierate, tante e gustose.

Poi, certo, c’è (stata) la parte spettacolare. Su tutte, quella che, grazie al duo (calabro) Zaffino-Stancati, mi ha portato a girare per la città con il badge da “Protagonista”.

Tutto è partito con una telefonata.

«Josephine, ma tu quanti anni hai?»

«Ventiquattro. Perché?»

«Perché quando si parla di giovani, generalmente hanno almeno trent’anni. Aspetta che ti passo la direttrice artistica»

«Pronto?»

«Ciao, sono Francesca! Senti, stiamo pensando di inaugurare con un palindromo, un testo che se letto dal basso verso l’alto cambia significato»

Ecco. La strada che sale e che scende è una e medesima.

«Te la sentiresti di leggere la parte in positivo e collaborare alla stesura del testo?»

Sfida stramba? Arrivo. Quello che non mi avevano detto (e che avrei scoperto poco dopo, su Internet) è l’imponenza del Teatro dell’Opera dentro il Parco della Musica (immaginare di avere uno skateboard un po’ ha aiutato).

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A contribuire al trip pre-partenza, il rischio retorico altissimo nella costruzione del palindromo, il pericolo di diventare “quella che…la restanza” (che a far personaggio è un attimo) e altre paranoie varie ed eventuali.

Il punto è che al messaggio “Né vecchi, né giovani, ma cittadini” ci credevo parecchio. E ora l’ho pure sperimentato.

E quindi la staffetta è possibile, ma resta, grande, l’interrogativo sul passaggio di consegne. Un’altra immagine che mi porto appresso è, dall’incontro “Dalla nuvola alla terra“, lo stuolo di esperienze startuppose dal lessico familiare (innovazione sociale, ecologia, reti di mutuo soccorso) cui si contrapponeva una grande azienda che no, del laureato in filosofia non sa che farsene e della sharing economy men che meno.

Epperò. Una signora, guardando Manfredi interpretare Geppetto, beveva le proprie lacrime.

E se, anziché la corsa, preferissimo la sosta del falò? A me piace l’idea che “l’homo novo” possiamo costruirlo con persone come quel compagno di banco. Prendendo appunti insieme, incanalando il fuoco.

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