Architettura e (è?) teatro: la posizione fantastica di Reaction City

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«Ci vuole un contatto profondo. Perché lei non vede» dicono i volontari di AgiDuemila a Fabio Mollo, prima della danza basata sulla “posizione fantastica”. Un contatto profondo, per essere rassicurati. Della presenza altrui, ma non solo.

Il docu-film di Reaction City, progetto di innovazione sociale ideato da Consuelo Nava e lo stesso Mollo, si apre e gioca con la luce, che assume talvolta valenza metafisica. E vive appunto di quella stessa posizione fantastica. La posizione di chi non sta sopra un albero, ma intuisce foreste a partire dalla cura del seme. Fantastica, dunque immaginativa: mai immaginifica.

Una posizione che vive del dettaglio straniante ed onirico. Spesso ironico. Talvolta grottesco. Consapevole che per toccare le cose, per s-velarle, occorre spesso ri-velarle.

Così la passerella con i binari che servivano a caricare sulle navi i vagoni ferroviari diventa un improbabile trampolino con tanto di tuffatore; l’ex-Ciapi si popola di quattro banditori che cercano di vendere frutta in uno spazio immenso e vuoto; due dirimpettaie a Gallico fanno a gara a chi espone di più (ricami, pentole, potere) prima che il pagliaccio faccia giocare in quella stessa strada i bambini. Lo stesso pagliaccio che diventa un Pierrot alla vista dell’asilo nido abbandonato a Gebbione.

Una voce fuoricampo accompagna e guida talvolta il Visionary Tour. Il vero e l’immaginato allargano la banda del verosimile, rendendolo caleidoscopico. E non importa se non tutti gli inserti sono riuscitissimi (v. i dialoghi con Alessandro il Grande), l’obiettivo (raggiunto) è far vedere innovazione di processo made in South, dove una compagnia teatrale come Blue Sky si mette a ripulire uno spiazzo ridotto a discarica (ex Rione Ceci), fa una settimana di spettacoli e si chiede (e chiede allo spettatore): «possibile continuare a sognare, in questa città?»

L’immaginazione che lega l’architettura al teatro. Progettazione di spazi che è insieme progettazione di pratiche di comunità e società. Altrimenti detto: desaaaaign. Design. Partecipato.

Un copertone, due chiodi, due bottiglie abbandonate a terra possono diventare percussioni. Un tubo, un didgeridoo.

Per superare il disincanto. Di chi, al termine della proiezione, ha visto nel pubblico solo amici e parenti delle (tante) associazioni coinvolte. Ma il contatto profondo è arrivato, a tutti. Io ho visto un sacco di miei coetanei (e non solo) entusiasmarsi e cominciare a fare per quello che potrebbe essere.  Mantenendo una posizione fantastica.

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