De “Il giovane favoloso” e l’elefante…

????????????????????????????????????????????????????

Non pensare all’elefante. Non pensare all’elefante. Non pensare all’elefante.

Ma, come insegna Lakoff, ripeterselo è il modo migliore per continuare a pensarlo.

E durante la visione de “Il giovane favoloso” di Martone (precisamente dall’intervallo in poi) il mio elefante fu il seguente: «un adolescente che sta studiando Leopardi, che impressione ne potrà trarre?»

Alla fine del film, mi sono risposta: la conferma a tutti i pregiudizi.

Leopardi? Uno sfigato. Un disadattato. Che mentre gli altri (su tutti, l’amico Ranieri) vivono, scrive.

Che ha un bell’urlare la mancata correlazione tra i suoi malesseri fisici e il suo modo di pensare: si resta convinti del contrario (anche qui: non pensare all’elefante).

Il film respira di voluptas dolendi, di (auto)compiacimento molto intellettual-chic. Studiare è soffrire, e più soffro e più godo. Quasi che Leopardi quella gobba in fondo in fondo la volesse. Bovarismo allo stato puro.

Eppure l’interpretazione di Germano è strepitosa, la polemica contro le “magnifiche sorti e progressive” e la Verità del Progresso («Il vero è il dubbio. Chi dubita sa e sa più che si possa») è sempre di un’attualità sconcertante.

Ma il frame, il frame. L’impressione è che il regista abbia aggiunto un altro tassello alla propria personale narrazione iniziata con “Noi credevamo”, puntando sulla malinconia e lo spleen dovuto al fallimento di utopie massimaliste.

In questo, proprio Leopardi potrebbe (e a tratti nel film succede) ancora insegnarci qualcosa.

E invece, lo abbiamo voluto martire sull’altare delle Patrie Lettere. Peccato. Ma ognuno vede quello che vuole vedere.

Tornando all’elefante: immagino il secchione uscire dal cinema a metà tra il compiaciuto e lo scoraggiato, il bulletto sempre più convinto a unirsi a tutti coloro che chiamano Leopardi “Nanerottolo” e in classe il rafforzamento dell’idea che se studiare significa combinarsi così allora meglio non esagerare.

In un paese di analfabeti funzionali, non mi pare un grande risultato.

Ma spero, as usual, di essere smentita.

 

Annunci

4 thoughts on “De “Il giovane favoloso” e l’elefante…

  1. Ma come si fa a scrivere una cosa del genere su un film stupendo!! Ho una figlia adolescente: la mia testimonianza è solo di un arricchimento culturale e anche esistenziale dalla sua visione del film. Posizioni come quelle espresse nel suo articolo sono alla base dell’incapacità di molti nostri giovani di arrivare alla conoscenza attraverso la “sofferenza costruttiva” che già i Greci chiamavano “Pàthei Màthos”. Posizioni come questa sono alla base di atteggiamenti che nella società di oggi svalutano il lavoro (che è sofferenza, capacità di soffrire per raggiungere un risultato) a vantaggio delle speculazioni finanziarie piuttosto che della ricerca dei facili guadagni.
    Leopardi sarà stato anche uno “sfigato” o un “disadattato”, uno storpio da buttare giù dalla rupe Tarpea, ma ha raggiunto con la sua opera l’eternità!! Del suo amico Ranieri solo polvere!!! E’ grazie agli sfigati come Leopardi che l’umanità si è elevata rispetto alla bestialità.. Bisognerebbe farsi l’esame di coscienza prima di scrivere alcune cose, dalle quali traspare, tra l’altro, un certo “analfabetismo cinematografico” che porta alla considerazione dell’opera cinematografica “asservita all’utilità”: non contano la fotografia, la musica, le atmosfere (stupenda e visionaria la rappresentazione del periodo napoletano con scene che ricordano il Satyricon di Fellini), e il finale stupendo in cui con la ginestra si arriva alla proiezione su scala cosmica del sentire di Leopardi..Bravo Martone. “Non ti curar di loro, ma guarda e passa..”
    Pietro Limongi

    • Gent.mo,
      lieta che il film Le sia piaciuto. Sarei curiosa di conoscere l’opinione di sua figlia. In ogni caso, chi scrive non pensa affatto che Leopardi sia uno sfigato ed una convinta sostenitrice dell’ “Utlilità dell’inutile” (può fare un giro, se crede, tra gli altri post di questo blog). La riflessione poneva l’attenzione sul frame narrativo del lungometraggio. Il suo commento tuttavia scivola facilmente nell’invettiva. Mi scuserà dunque se rimango all’Inferno. Anche se quello degli ignavi, dopo un post del genere, non mi sembra il girone più adatto…

  2. Cara Joesephine, se anche il mio commento possa sembrare un invettiva vorrei precisare che la mia è stata una reazione istintiva a ciò che ho letto e non è affatto riferito nè al suo blog che ritengo molto interessante, nè tantomeno alla sua persona che non ho il piacere di conoscere. A scanso di equivoci, le faccio i complimenti per i contenuti e la struttura del suo blog. Le aggiungo che, pur non amando in genere biografie cinematografiche o similari, il film di Martone mi ha emozionato perchè ritengo che il regista, proprio insistendo sulla sofferenza fisica nella rappresentazione, riesca ad ottenere nello spettatore quella “fraterna solidarietà” che non si conclude con la morte (e nel film, bravo Martone anche per questo… non viene rappresentato l’evento della morte di Leopardi…), ma si proietta su scala cosmica con la Ginestra e le belle immagini del Cosmo. Film di ottimo livello, nonostante il suo genere biografico, soprattutto se confrontato ad esempio con il Pasolini di Abel Ferrara, a mio avviso inconsistente e inguardabile. Rispondo infine alla sua curiosità. Mia figlia ha visto il film insieme ad altri amici e compagni di classe tutti diciassettenni. Il giudizio sul film è positivo globalmente, anche se a diversi livelli. Alcuni hanno “gradito” i momenti “poetici” e di “riflessione sulla vita, sull’esistenza” del personaggio. Lei in particolare ha preferito nel film gli aspetti di “atmosfera”, di fotografia di contesto rispetto a come è stato “rappresentato Leopardi”. Le sue parole: “Avevo un’idea diversa”…”E’ troppo Elio Germano”. Su quest’ultima cosa concordo anche io. Durante la visione forse Elio Germano non è mai del tutto Leopardi..è sempre anche Elio Germano e forse proprio la sua interpretazione “strepitosa”, come lei la definisce, è un piccolo “limite tecnico” di questo film (Carmelo Bene docet…). Concludo dicendo che ho manifestato le sue perplessità a mia figlia a ai suoi amici sulll’impatto sugli adollescenti sul film e il loro commento è stato: “Ma ci ritiene tanto stupidi?”.
    Un saluto cordiale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...