Di arroccamenti, antenne e passerelle… #CalabriaOltre

passerella-scilla-oltre-ok

Lo scoglio e la tentazione dell’arroccamento. Il mare, che continua a chiamare ma sullo Stretto non è aperto, c’è già una riva, un orizzonte.

Da Scilla in Passerella mi porto addosso la sensazione che queste che scrivo non siano probabilmente suggestioni necessarie. Ma anche che non si possa vivere di sola necessità. O che, perlomeno, io non ci riesca.

Delirio vero, Scilla in Passerella. Dieci-giorni-dieci di rassegna, e tutto il lavoro prima e dopo. Dopo due mesi, non ho ancora finito di smaltirlo e metabolizzarlo. Figurarsi scriverci su. Ma ci provo. E mi tuffo, di nuovo.

Ricominciando a navigare, al di là delle rotte consuete“, recitava lo spot mandato in onda su Radio Touring e faceva il paio con “Si può sempre andare oltre, oltre, non si finisce mai“. Una bella sorpresa. Andare oltre. Oltre il limite? E quanto? Discussioni infinite. Nella mia testa.

Ma tra l’on the road di Kerouac e il nòstos omerico, l’importante è salirci, su questa benedetta passerella. E, mentre sei su, navigare, specie se sei control freak. Anche controvento. Anche se ti senti un po’ San Sebastiano, a volte. Solvitur navigando.

#CalabriaOltre la passerella perché non è stata una sfilata di moda, anche se l’habitus fa sempre la differenza. Ma perché sulla passerella devi sostare. Oppure andare avanti e indietro. Ma devi stare. E ascoltare. E allenare l’orecchio a suoni, rumori, sussurri. Che il mare ha tante voci. E luccica, come ha ricordato la soprano all’inaugurazione. Sulla piattaforma.

Me le porto appresso e spesso, queste voci e queste luci (che manco Ligabue). Chi al primo sopralluogo borbottava sarcastico qualcosa sull’ “artisticità” e poi è stato il primo a distribuire le brochure. Le whatsappate continue. I jingle delle serate (chiedere Larosa). I tramonti mozzafiato. I colloqui con i proprietari delle location, ognuno con una straordinaria storia ordinaria. L’altoparlante a intermittenza girando per le vie. Le sedie da posare in piazza, che non finivano mai. Incroci di sguardi (carichi, decisi, interrogativi). «Ma avete avvisato qualcuno?» (e arrivarono più di mille persone). La connessione che fa le bizze. Caricabatterie addovunque. E tentare di scrivere, anche se sei in information overload, i sensi scoppiano, i filtri non ti bastano, e il sonno neanche. E telefonate, telefonate. E il framing…quale framing? Le brioche calde e le granite. E wordpress, e html, e css, e social. E il blocco del foglio bianco. “Si può sempre andare oltre“.

E il disvelamento di un inedito Gratteri chiaroscurale ad opera di Bottero. E la differenza tra la zampogna a paro e quella a moderna che meriterebbe un trattatellus apposito. E il peso dell’effetto Godzilla (coniato da Russo) e del suggerimento della notizia nel perpetuarsi dello stereotipo. E tutte le parole che mi sono rimaste a mezzo sugli inchini. E continuare a pensare che no, oltre la narrazione non si possa andare, ma oltre alcune narrazioni monodirezionali quasi si debba.

Che ci facevo a SciP? «Ti va di salire a bordo?»  dissero Russo e Bottero.

E io ci provai. E Scip è stata, davvero, un ponte verso l’altrove.

 “Si può sempre andare oltre“. E imparare a nuotare. Magari a stile libero.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...