L’Aspromonte è #meta. Ma anche no. (Di “Un paese” e #TropeaFestival)

tweet-alvaro

“Santa Venere è un paese che non è rappresentato in nessuna cartina geografica e fu fondata da dei profughi e non c’erano molte case.” E, sotto, che c’è spazio per un altro tweet, ma solo se “hai tempo e voglia”:  “Perché Santa Venere non è rappresentata sulle carte geografiche? E perché non ci sono molti colori?”

Il perché di Antonio si è attivato. Così come quello di Vincenzo: “Santa Venere non si trova in nessuna carta geografica fù fondata da dei profughi e si trovano delle case colorate.” E quindi: “Perché non viene rappresentata sulla carta geografica? Perché fu fondata dai profughi?”

La versione di Ruben è uguale a quella di Antonio, ma senza punti interrogativi nelle domande. Sguardi sconvolti di ragazzi e insegnanti quando Paolo Costa fieramente dichiara: «Ma con Twitteratura si può copiare, e imparare gli uni dagli altri!»

“Raccontare i luoghi con Twitter” era il titolo dell’incontro in programma al Tropea Festival, la sei giorni dedicata a “Leggere&Scrivere”  e organizzata dal Sistema Bibliotecario Vibonese.

Sistema che ha promosso insieme all’Università della Calabria la pubblicazione di “Un paese“, lo sporgersi di Alvaro nel mondo della narrativa, la sua primissima prova, il debutto finora inedito.

Ovviamente l’ho scoperto con un tweet. Alvaro ormai è una specie di calamita. Uno di quegli autori che anche se (proprio perchè?) magari non sei d’accordo costringono a guardarti allo specchio e a cambiare prospettiva sul mondo che ti circonda.

Folgorante, “Un paese”. Non è un caso che a presentarlo durante i giorni del festival sia stato Vito Teti, l’antropologo che ha fatto della sovrapposizione (e non solo contrapposizione) restanza/partenza la cifra della propria ricerca.

Dicono che a vent’anni senti tutto troppo intensamente. Può essere. Epperò mi sono sentita di dirlo, che la Calabria, talvolta, oltre che a fabbricare cultura (titolo della sezione del Festival in cui era inserito l’incontro), unisce i puntini e crea reti (v. il percorso che da #Invisibili/Sud a #Twsposi/meta a Ossi di Seppia ci ha portati al palazzo Gagliardi di Vibo).

Di sicuro, è stata una scommessa, proporre ai ragazzi l’incipit del racconto. Le prime 30 righe, che partono proprio con

“Il comune di Santa Venere non si legge in nessuna carta geografica: nessuno si è accorto di lui appisolato com’è sulla schiena di Aspromonte. Aspromonte è mèta di qualche pellegrinaggio patriottico ma della sua gloria non dà nemmeno una piccola parte al comunello pur essendogli generoso d’ogni cosa necessaria alla vita.”

E abbiamo letto, scritto, geolocalizzato e personalizzato l’esperienza.

«Ah, ma perché si gioca?» Quasi non ci credono. «Certo che si gioca» mi sento rispondere «Secondo voi siamo qua a farvi annoiare?».

Tredici ragazzi di una scuola proprio di Vibo e due professoresse. Si gioca.

Ecco qualche tweet prodotto:

“Questo testo mi è piaciuto, perché parla della mia regione, del mare. E perché è diverso dalla mia città.” E il commento: “Questo paese a differenza della mia città non è inquinata ed è immerso nella natura” (Davide)

“Questo brano parla di un paese Santa Venere che si trova in Aspromonte.”  (Rocco)

“Questo testo mi è piaciuto perché questo paese è immerso nella natura, e perché ci sono molte case colorate.” “Questo paese mi ricorda Diamante, perché anche lì ci sono molte case colorate.” (Pasquale)

“Amepiacerebbevivereinquestopaesecontuttequellecasecolorate.SolocheamepiacedipiùlamiacittàdiViboValentia”. (Gresia)

“Ogni posto anche se poco noto ha la sua importanza e la sua bellezza dipende da come si osserva” (Caterina)

“L’indeterminatezza, l’ignoto del paese. E’ una rappresentazione della Calabria, un po’ dimenticata ma bella, ricca di risorse e da riscoprire” (Claudia, era la prof.ssa, sì)

E poi arriva Francesco, che si firma con il cognome (non scontato, solo 7 su 13 lo hanno fatto) e che dichiara: “Questo testo non mi è piaciuto tanto, perché non l’ho capito”.

Ignominia? Pubblico ludibrio? Niente affatto. Ecco Paolo che spiega il bello di Twitteratura: dialogare insieme sul testo è anche imparare dagli altri, farsi spiegare, scambiarsi un’opinione e, magari, non essere d’accordo.

Twitter arriva dopo e nel frattempo: come avviene nel virtuale che attualizza (seguendo la lezione di Lèvy), non fa altro che potenziare quello che c’è già: la curiosità, il chiedersi il perché e metterlo giù per iscritto, e discuterne, senza paura (proprio la paura che è emersa ed è stata superata in #TwSposi/Vinci).

“Attivare processi di narrazione dal basso dei luoghi vissuti, abitati e visitati”, recitava la descrizione dell’incontro. Non so se ci siamo riusciti. Non so se Leggere un Paese sia (stata?) l’ennesima utopia (perlomeno, è un’utopia minimalista).  Non so cosa succederà esattamente, adesso che si ripartirà con #TwPinocchio e l’ennesimo esperimento. So solo che leggere il Paese attraverso un paese, il paese che non c’è ma ci potrebbe essere, mi piace sempre di più. Che il gioco continua ad essere contagioso. E, nonostante la fatica, estremamente divertente.

 

 

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2 thoughts on “L’Aspromonte è #meta. Ma anche no. (Di “Un paese” e #TropeaFestival)

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