Modì di esseré. Scoperte alla Gam.

Una linea continua. Amedeo Modigliani non amava staccare la matita dal foglio. “Quando disegnava era preso da una concentrazione febbrile, poteva rifare lo stesso ritratto decine di volte finché il tratto non fosse quello giusto”, cito, moolto a memoria, da uno dei pannelli installati alla Gam di Torino.

Una linea continua che stilizza, definisce a partire da forme essenziali. La “mostra su Modigliani” in realtà di Modigliani ha soprattutto disegni, schizzi preparatori. E una scultura, tutta “a levare”, a tagliare, togliere la linea dalla pietra, forse rubata, spiega la guida, durante i lavori della metro di Parigi.

A levare. Come il volto che parte dall’arcata sopraccigliare e scende fino al naso per poi risalire e dopo, solo dopo, fare l’ovale. Linea continua. Non riempire il tondo, come l’accademia, levare.

«La sua pittura è come la scultura», dice la guida. Ce n’è poca, alla Gam, eppure basta. Basta per cominciare ad entrare nel mondo del terzo pittore più quotato al mondo (dopo Cezanne e Picasso) che in vita vendette poco e niente. La cui baldanza (e speranza di vendita) durante la prima sospirata mostra durò il tempo della ronda di un gendarme che vedendo i nudi all’entrata (troppi peli!) gliela chiuse subito per oltraggio al pudore.

Basta per guardare i volti che con o senza pupille ti guardano, come maschere africane in corpi rinascimentali; basta per confrontare il ritratto con la fotografia di Jeanne, che scelse di seguirlo il giorno dopo, gettandosi dal quinto piano; basta per immaginare la sua avversione al cubismo, troppo cervellotico, “ho bisogno di un essere vivo, di vederlo davanti a me” (altro pannello); basta per credere che Picasso, su letto di morte, tra tutti abbia pronunciato proprio il suo nome, l’unico che non era riuscito ad influenzare completamente; basta per affacciarsi sulla Parigi di fine ‘800, del “Lapin Agile”, della bohème.

A Gino Severini (altra scoperta, v. qui) che gli chiedeva di entrare nel futurismo, Modigliani rispose di no. Non la forma in movimento, ma lo specchio. All’epoca, spopolava Giovanni Boldini (suo il ritratto di Verdi stampato in tutti i libri di storia), che dipingeva i committenti per com’erano, senza deformazioni dovute a “velleità” o effetto di alcol e stupefacenti. Senza spogliarli. Oggi, è rimasto Modì. E i suoi volti che interrogano.

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