Il riff giusto e Porta Palazzo si accende

Metti una sera tornare a casa e trovare un concerto che sta per iniziare accanto all’ingresso. Tempo di capire che sta succedendo, e ti fermi.

Una batteria col mixer collegato, un basso, una acustica, una elettrica.

Budubùm budubùm: con Chelsea Dagger i Bassorilievo devono carburare.

Johnny Be Goode arriva come una scarica. Chi passa comincia a fermarsi, ché anche a Porta Palazzo si può fare musica. Una ragazza ascolta appoggiata ad un’automobile, lo sguardo perso nel vuoto. La maggior parte sta al lato della strada, incuriosita, mentre vicino all’entrata del locale si balla già, ché si festeggia un compleanno.

https://youtu.be/OEh5jZavb5w

Quando parte “Un angelo caduto dal cielo” gli pseudo-bizzòli (for Calabrian only, sorry) sono già riempiti (il modello bizzòlo vince sempre: nel dubbio, ti siedi, aspetti e guardi).

Le persone continuano ad avvicinarsi, a raccogliersi attorno alla musica, che prende sempre di più. Finché.

«Ok, chi mi ha preso il cellulare? Scemo io che l’ho lasciato lì?»: ecco, ti pareva, siamo sempre a Porta Palazzo, vedi che hanno preso il telefonino al frontman. «Magari lo faccio squillare?». E squillò, l’apparecchio, sepolto tra le borse del gruppo, e il cantante si scusò. The show can go on.

Oh no, please, don’t let me be misunderstood e mentre il chitarrista sogna di essere David Bowie o Carlos Santana, ai bizzòlo-people passa il solito broncio a metà tra l’annoiato e l’incazzato, e qualcuno addirittura batte le mani. I ciclisti del venerdì sera continuano a fermarsi.

Via di latinoamericani, pop, soft rock. Ma.

Tu-Tutùm-tutùm-tutùm-tutùm-tutùm-tutùm-tutùm…

Le vecchine si scuotono dal torpore, lo sguardo acceso. Quali colombe dal desìo chiamate: “Un cuore matto, matto da legare”. I ragazzi seduti cantano, chi è vicino alla strada accenna a qualche passo di danza, il tizio che segue dal balcone di fronte assume la posizione trionfante stile Piazza Venezia, con le mani e le braccia larghe, a marcare tutta la superficie disponibile.

“Io cammino per le strade” e il pelato con pizzetto va di passerella. Apoteosi e gara di selfie su “Ho visto un uomo che moriva per amore”. Non c’è rock che tenga: l’Italia è una repubblica fondata sul karaoke. Più che sul mondo, cantiamo e balliamo sull’orlo. Giro di limoncello e tiramisù. We’ll survive.

Si spengono le candeline, mentre passa il camion della nettezza urbana. Un indiano mentre si scaccola si ferma con la moglie a vedere che succede. Forse tutto, forse niente, ma ci siamo divertiti. E sarà, sarà quel che sarà…

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