1 Gennaio. Lungomare. Brandelli di conversazioni post-feste

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‘Ntrubuliarsi. In italiano, tribolare.

Lo struscio è sul corso Garibaldi. Il primo gennaio sul lungomare ci va chi vuole schiarirsi le idee, e magari permettersi di parlare, tra il vento e il mare.

«Mettiti il giubbotto, guarda tuo fratello».

La madre al figlio di anni 5. Ci sono due coppie, vicino l’arena. Ma anche l’altro fratello, di anni 3 circa, sembra essere recalcitrante. Interviene il padre.

«Non c’era scritto da nessuna parte che venivamo qua».

La parola scritta come vincolo da assolvere, la cui mancanza può far scaturire uno spazio di libertà imprevisto, da gestire e far pesare. (Ti stai divertendo? Ringrazia, ringrazia che siamo venuti, non era scontato, quindi ascoltami, ascoltami). «Mettiti il giubbotto». (Non piangere, dannazione, non piangere, perché piangi? Pigliati ‘sto ciuccio e non piangere più).

«’Nci rissi, c’era bisognu mi facivi ‘stu casinu? Parru ieu ca mamma».

Un uomo si racconta all’altro. C’era bisogno di fare questo casino? Parlo io con la mamma. (Che motivo c’è? Hai, hai un motivo valido per turbare l’ordine?).

«Sì, vabbò… ca  ‘bbucca… ca ‘bbucca fannu i palazzi, quand’ennu in campagna elettorali, poi…».

Le parole costruiscono mondi ma tu, tu, non ti fidare, specie dei politici, ti vogliono usare.

«E mèntili ‘nta lavatrici e lavali tutti»…

L’uomo ha fatto uno sforzo. Non gli toccava. Si sta raccontando ad una coppia. «Su troppu figghioli, la verità è questa». Non capiscono. «Questo vi fa onore», risponde la signora, che annuisce. Avete evitato il conflitto, avete la mia stima. Il mio rispetto.

«È uscito dalla tua bocca. Tu lo hai detto».

Non puoi tornare indietro. Ciò che è detto è detto. Prenditi le tue responsabilità. Un uomo alla compagna, il bambino passeggia un po’ più avanti. Conclusione: «Con te non si può fare niente».

«Oggi è il giorno della pace. Ma si voi mi ti mandu a ffari ‘nto culu ‘u fazzu u stessu.»

La tregua delle feste è un filo teso. Non insistere, si romperà. E poi altro che vaso di Pandora. Un uomo alla coetanea, davanti a un gruppo.

«E lasciali fare a loro, papà.»

Il tono è a metà tra implorazione e lagna, una cantilena da intermediaria, tra figlia e padre.

«Però guarda. Guarda. Solo a Istanbul si può vedere una cosa così».

Il vecchio alza le braccia, ha gli occhi fuori dalle orbite e la voce stanca, spezzata, mentre si rivolge al giovane interlocutore.

«Avevo i pattini, potevo andare». «E perché non vai?» «E quando?»

Non si capisce se la figlia lo dica alla madre o a se stessa.

«Ti pari chi mi ndi vàiu, ma non è così. Non mi ndi vàiu. Però quandu c’è iddu tu non hai a parràri. Parru ieu».

Rispetta i turni della conversazione e non ti abbandonerò. Un uomo ad un giovane.

Un bambino si arrampica sulla statua di Rabarama. Un uomo continua a pescare, sugli scogli.

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