6 agosto. Il jazz incontra la Fata Morgana

Reggio Calabria, ore 4.30. Dietro al sax di Dimitri Grechi Espinoza fa capolino un girasole. È rivolto verso il palco, in attesa dell’alba. Sul lungomare è ancora buio ma facce assonnate continuano a convergere verso il punto in cui il jazz incontrerà la Fata Morgana, per l’inaugurazione della XXV edizione della rassegna Ecojazz. I posti lungo il perimetro della Rotondetta, sui tubi, sono già occupati: c’è spazio solo a terra, o in piedi, attorno al cerchio. Che incantesimo stiamo cercando?

Lo capiamo alle 4.45, appena il sax comincia a risuonare:  un suono pieno, che spezza il silenzio. Non una tromba squillante, ma un suono ricco, che pare portarne altri con sé. L’amplificazione riproduce il riverbero nelle chiese vuote, ma questo ancora non lo sappiamo. Sentiamo però il suono delle Sirene, prima dell’alba.

E sentiamo Grechi Espinoza, ad occhi chiusi, fare vibrare nell’aria le note a gruppi di tre: tentativi di ricerca che cadono tra un silenzio e l’altro. Tentativi legati insieme da un tema di basso che si ripete identico ogni volta, ad ogni tentativo di svegliare l’aurora.

Gli occhi del sassofonista rimarranno chiusi per tutti i venti minuti della prima esecuzione, mentre i nostri occhi diventeranno sempre più aperti, e il suono del sax, come le Sirene, continuerà a richiamare persone attorno al cerchio.

In questo dormiveglia, una figura in bianco comincia a danzare: sulle note sempre più fluide del sax, Svetlana Kozlova, componente del balletto del teatro Bolshoi, volteggia sulle punte, il polso che spezza la linea verso l’alto. Si innalzano le note, si innalza la figura di Kozlova, come più alte sembrano le figure nel miraggio della Fata Morgana. Un’apparizione che vola via leggera, destinata a tornare. Il lungomare si rischiara un po’, le stelle quasi non si vedono più.

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È il momento del saluto al sole per Grechi Espinoza, che dà quindi le spalle al pubblico: alle cinque, le dita possono percorrere sullo strumento tutta l’ottava musicale, nota per nota: i suoni sgorgano limpidi e si intrecciano con le linee di volteggio tracciate da Kozlova, sempre più ampie. Il fotografo sorride felice, mostrando uno scatto ad una collega.

«Grazie per essere qui, e resistere sul cemento, a dimostrazione che l’Italia è un paese di valori oltre che di valore» esclama Espinoza prima di riprendere a suonare. Il vento che entra nella cassa di risonanza dello strumento amplifica il suono ancora di più. Quando, alle 5.40, l’ultima nota del sax vibrerà nell’aria, sarà seguita, con tempismo perfetto, dal verso di un gabbiano.

Il concerto si chiude con un omaggio a Duke Ellington. L’incantesimo è finito. Siamo svegli, forse.

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