H2io (o dell’ossigeno che manca dentro)

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Un corpo inspira ed espira, sotto un lenzuolo-sudario. Il suo diaframma si espande e contrae, ma mai fino in fondo. Di colpo, sotto una luce azzurra, si scopre, si mette a sedere, spalanca gli occhi e comincia a raccontare.

H2io è un’immersione nell’identità liquida di Mario, che non si presenta né definisce mai. Un uomo di mezza età che dopo aver vissuto la fase zombie («in cui credevo di essere diventato ricco») si ritrova a contare i suoi BOF, Buoni Ordinari di Fallimento. E le note spese, anch’esse ordinarie, che lo hanno costretto a tornare nella casa disabitata dei suoi genitori.

«Potrei allargarmi» ipotizza Mario, ma resta nella stanza. In mutande e canottiera, racconta: del terrore di dare la risposta sbagliata ed essere risucchiati dalla corrente; dello sforzo di imparare un nuovo alfabeto; degli acari che non gli danno tregua insieme alle loro voci.

Ma la stanza di H2io non è la stanza della tortura di pirandelliana memoria: non c’è martirio, né Inquisizione, né persecuzione. Nella pièce che ha chiuso la rassegna teatrale “Ricrii 16” del Tip Teatro di Lamezia Terme, una produzione originale che la compagnia Scenari Visibili ha cucito addosso ad un trascinante Dario Natale, è l’empatia a prevalere. Mario fa sorridere, è tenero, si aggira come chi ha perso qualcosa ma non indossa mai la veste della vittima, né quella del carnefice: al massimo, una tuta-pigiama.

Si mostra, attraverso gli oggetti nel sacco della spazzatura: l’elmo di guerra trovato in una casa al mare, gli stivali da contadino per il sogno bucolico, il pallone da calcio con cui giocava nella squadra del quartiere, la maschera “a Pinocchio”, le madonnine dai pellegrinaggi a Lourdes della madre, la loro foto sul bagnasciuga.

Mario non accusa nessuno, ma gioca ai palindromi con l’operatrice del call-center («I Tropici, mamma, mi ci porti») in attesa di prenderne di nuovo il verso ascendente. Anche se non c’è tempo, perché «Il tempo di guardarsi intorno è un lusso», come quello di sentirsi fragili. Di dirselo, prima che sia troppo tardi. In un’ora di teatro che punta e torna all’essenziale.

One thought on “H2io (o dell’ossigeno che manca dentro)

  1. Bel racconto di uno spettacolo che ahimè ancora non ho visto, ma da quello che ho colto in questa cronaca e dalle impressioni di altri presenti offre momenti di profondità e tenerezza.

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