#Donnecheammiro: una community per crescere insieme

Raccontarsi è riflessivo e reciproco. E per raccontarsi, e non raccontarsela, ciascuno di noi ha bisogno di (almeno) un’altra persona. Che ci faccia da specchio, da pungolo, che ci restituisca immagini inaspettate e nello stesso tempo si mostri, ci dica di sé, faccia spazio, trovi il tempo. Per raccontare, prima di tutto a noi stessi, chi siamo davvero, abbiamo bisogno di (almeno) un contatto che ci ricordi di essere umani, insieme, in cammino. Abbiamo bisogno di dialogare, scambiare esperienze, ascoltare, trovare ispirazione guardando con attenzione e stupore, cioè, etimologicamente, ammirando.

#Donnecheammiro è una community nata come gruppo Facebook il 2 maggio 2020, pochi giorni prima della riapertura dopo il lockdown: una “community di donne e uomini per le donne” si legge nella descrizione, “perché pensiamo davvero siano la migliore risorsa per il futuro del nostro Paese”.

Se, come ha scritto il sociologo Danilo Dolci, “Ciascuno cresce solo se sognato”, quali sono “i sogni” che hanno accompagnato noi donne da prima che nascessimo, e poi da bambine, da adulte e per tutta la vita? Come siamo state, e siamo, sognate? Erano, e sono, sogni che ci rispettano o incubi che ci incatenano? E noi, come affrontiamo e abbiamo affrontato quei sogni?  Abbiamo imparato a sognarci e sognare insieme? A costruire spazi di libertà per noi e tutti?

Troppo spesso “ammirare” ha significato costruire piedistalli su cui innalzare idoli improvvisamente irraggiungibili, e quindi inimitabili: nella community #Donnecheammiro, niente di tutto questo. Funziona con il passaparola: ciascuna può proporre una donna che ammira, che viene invitata a portare la propria testimonianza di vita e condividerla con le altre e gli altri, per mettersi in gioco e a propria volta imparare.

Nata da un’idea della vulcanica amica, esperta di comunicazione, Mariangela Cassano, in meno di un anno la community conta 3000 persone iscritte, nuove rubriche tematiche come “Donne che ammiro in the world”, “Il caffè delle 3”, “Giro d’Italia in 80 donne”, “La rete delle parole” e oltre 20 appuntamenti mensili. Un vero e proprio palinsesto che si regge “senza finalità commerciali”, come precisato nella descrizione del gruppo, e che è frutto della mobilitazione degli stessi componenti della community.  

Uno stile che si riflette nel libricino agile, autoprodotto, il cui ricavato viene devoluto ai progetti di empowerment femminile delle organizzazioni “Action Aid Italia” e “Save the Children” e che racchiude dodici testimonianze di vita.

“Volevamo dimostrare che la libertà rende felici” scrivono le curatrici Mariangela e Giusi Miccoli, co-founder della community. I loro nomi in copertina sono piccoli e in basso: un dettaglio che esprime molto dell’approccio al progetto, forse il vero segreto del suo successo.

Ogni storia, frutto di un dialogo, rende la complessità di ciascuna esperienza e delinea ritratti che ne valorizzano il lato umano: non idoli ma persone che si raccontano, in semplicità.

Da Marta Doveri, producer televisiva che fa della programmazione il proprio mantra lavorativo e deve gestire i cambi repentini della vita, a Viviana Varese, chef stellata dall’adolescenza complicata; da Maria Cristina Koch, psicoterapeuta che aiuta le persone a rendere abitabile la propria esistenza a Veronica Morino, sociologa investigatrice che non cerca solo colpevoli ma valuta contesti e forma per prevenire.

E ancora: Anna Beatrice Federici, imprenditrice biodinamica che ha dovuto emanciparsi da una tradizione familiare impegnativa; Shukri Said, giornalista e portavoce dell’associazione “Migrare” che sottolinea la battaglia intima tra famiglia e aspirazioni;  Giuliana Rotola,  giurista spaziale interdisciplinare che vorrebbe tornare in Puglia; Vera Gheno, sociolinguista sempre attratta dalla “terra incognita”; Katia Scannavini, vicesegretario generale di “Action Aid Italia” che ricorda la felicità nel poter leggere il libro prestato dalla maestra delle elementari; Raffaela Milano, coordinatrice dei programmi di “Save The Children” che racconta quanto la sorellanza abbia contato nella sua esperienza; Gabriella Nobile, fondatrice dell’associazione “Mamme per la pelle” contro il razzismo che racconta dell’emarginazione subita da immigrata meridionale; Anna Sirica, manager pubblica che condivide la propria cassetta degli attrezzi.

Donne, professioniste che regalano spunti destinati a risuonare nella testa e nel cuore di chi legge. Chi impara a sognare insieme, non smette. E comincia a trasformare i sogni in progetti e realizzarli. Per sé, per tutte e tutti.

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